Congratulazioni a John Skye e Nayra Alonso per la loro bellissima Lily nata il 3 novembre! Tutta la redazione di FUNBOARD manda un enorme abbraccio a questa famiglia volante!
La scorsa settimana John ha pubblicato la IV parte del video che riassume il suo anno 2012 e ancora una volta dimostra di essere uno dei rider più performanti sia nei salti che nelle surfate su entrambe le mura!
Part 1- Intro
Part 2- Ilhas Selvagens – 2:51
Part 3- UK Comps – 3:49
Part 4- Canary Islands/Morocco – 6:19
Buona visione… e dopo leggetevi la nostra intervista esclusiva a Roberto Ricci che abbiamo già pubblicato su FUNBOARD magazine nel numero 145 in occasione della nostra incursione sudafricana nel quartier generale RRD. Nell’intervista Roberto Ricci ci racconta qualche cosa sulle sue nuove tavole wave, sul nuovo ruolo di John all’interno di RRD e John ci spiega per bene modello per modello le vele della collezione wave-freestyle di RRD. Il ragazzo oltre a saperci decisamente fare in acqua, è riuscito a fare della sua passione un vero lavoro unendo all’attività di atleta anche quella di R&D sulle vele e tavole del marchio di Grosseto!
Skyeboy’s year 2012 from John Skye on Vimeo.
RRD R&D IN CAPE TOWN
Da alcuni anni Roberto Ricci è solito passare gli inverni in Sudafrica, a Cape Town, dove sviluppa e testa le tavole e le vele RRD della collezione successiva insieme al suo team di atleti internazionali. Roberto ci ha accolto nella sua villa bianca in riva al mare e ci ha spiegato come nascono alcune delle tavole e vele della sua ricchissima collezione.
INTERVISTA RACCOLTA DA Fabio Calò FOTO DI Dave White
FEBBRAIO 2012 – BIG BAY (SUDAFRICA)
Incontro Roberto Ricci quasi per caso a Big Bay mentre usciva dal suo nuovo punto vendita RRD. Era da alcuni giorni che cercavo di contattarlo senza successo e speravo in un incontro casuale in spiaggia perché volevo organizzare un’intervista con lui e il suo team per parlare del lavoro che sta facendo in Sudafrica sullo sviluppo delle tavole della prossima collezione. Ci siamo quindi dati l’appuntamento per l’indomani direttamente a casa sua.
Al mattino presto, come da accordi, citofono al campanello della casa dove Roberto con la sua famiglia alloggia nei mesi della loro permanenza sudafricana. La casa è molto bella, si affaccia direttamente sul mare ed è enorme. Non appena entro inizio a vedere persone ovunque, i due bambini di Roberto, la moglie, la tata, un po’ di atleti, alcuni li conosco come Nayra (Alonso) e John (Skye), altri li conosco meno (quelli del kite), scorgo qualche collaboratore di Roberto ed anche Dave White (ex caporedattore della rivista Boards), appena arrivato dall’Inghilterra, lo si capisce immediatamente dal colore ancora bianco pallido della carnagione, il motivo della sua visita è per prendere accordi per diventare il nuovo distributore RRD per l’Inghilterra. Poi riesco anche a vedere e salutare Roberto che sta finendo di fare colazione. Mentre gli altri iniziano le loro attività giornaliere, Roberto ed io ci soffermiamo sulla veranda a parlare del più e del meno, delle previsioni del vento per la giornata, e poi provo a chiedergli qualche indiscrezione sul loro nuovo acquisto, il super Antoine Albeau… ma non ottengo le risposte sperate.
È ora di passare alle cose serie e ci dirigiamo verso il garage, Roberto mi indica quello di destra, quello dedicato al windsurf, quello a sinistra è per il kite! Ci raggiungono subito anche John Skye che farà parte integrante dell’intervista e Dave White che scatterà qualche foto.
Roberto, puoi raccontare ai lettori di Funboard qualche cosa sui nuovi Wave Cult che state sviluppando qui a Cape Town?
Qui in Sudafrica stiamo lavorando attualmente sui Wave Cult che è la nostra linea di tavole on shore per le condizioni europee in generale. Vogliamo fare una tavola che sia il punto di riferimento per la tendenza delle tavole wave, sviluppando degli shape molto facili e accessibili a tutti, che però mantengano la caratteristica innata di RRD che è quella della sportività e maneggevolezza, allontanandosi da quelle tavole dritte che vanno solo veloci e che essenzialmente sono solo dei freestyle-wave con sopra l’etichetta wave. Tavole che girino ma che siano utilizzabili un po’ da tutti, questo anche perché il livello nel wave si sta alzando, non essendoci un grosso ricambio chi fa wave ogni anno diventa sempre un po’ più bravo ed abbiamo visto che anche nelle tavole on shore c’è la richiesta di avere degli outline con scoop che permettano di girare facilmente. Questa è la grande differenza tra il nuovo programma e quelli degli anni passati.
Inizialmente avevamo pensato a una nuova linea molto più grande partendo dal 75, 80, 85, 90, 95 e 105 litri. Poi abbiamo visto che il 95 e il 105 avrebbero rappresentato una grande innovazione nella linea ed abbiamo deciso di aspettare, optando per un’introduzione graduale, preparando il pubblico a capire che la tavola grande da wave è una vera tavola da onda per le condizioni europee ed informando le persone attraverso il marketing e la comunicazione che potrebbero considerare l’85 come tavola più piccola e il 105 come tavola più grande per una persona con peso medio di 85-90 kg. Abbiamo quindi deciso per ora di lavorare sui 3 volumi principali, 75, 83 e 92 che sono le tavole che hanno la stessa volumetria dei Wave Cult che sono in produzione e che abbiamo sviluppato sostanzialmente solo 8 mesi fa, andando così a concentrarci sul programma più importante di queste tavole. Dopo di che, il prossimo anno a gennaio o febbraio introdurremo eventualmente una linea Cult Light per il pubblico che ha già la cognizione di comprarsi un 95 o 105 litri wave. Non volevamo un lancio unico dei modelli dal 75 al 105 anche perché i Wave Cult 75, 83 e 92 verranno introdotti da luglio a settembre per il classico mercato del wave in autunno e probabilmente i volumi grossi sarebbero stati snobbati. Presenteremo poi il 95 e 105 ad inizio del prossimo anno in previsione per l’estate con un wave rinnovato magari con costruzione e tecnologie differenti e nuovi accessori.
Quindi il 75, 83 e 92 Wave Cult sono le tavole su cui stiamo lavorando in questo momento e si differenziano da quelle precedenti sostanzialmente per gli outline, molto più compatti, con una lunghezza massima di 227, 228 e 230 cm, e la caratteristica principale è che abbiamo allargato molto la tavola nella parte centrale arrivando ad avere larghezze di 57cm per il 75, 59 cm per l’83 e 61 cm per il 92. Quindi abbiamo allargato considerevolmente l’83 litri e fatto degli shape moderni sfinando molto i bordi rispetto alle tavole degli anni passati. Abbassando i bordi abbiamo dovuto allargare le tavole. Inoltre i deck delle tavole sono molto più piatti, ottenendo quasi una sensazione come quando sali sopra a un freestyle. La diversità rispetto alle tavole degli altri anni è che il concetto dell’outline si basa soprattutto sul fatto di avere bordi fini, deck piatto e bordi paralleli dove abbiamo aumentato molto la larghezza all’altezza della scassa dell’albero e stretto molto il nose. I bordi paralleli cambiano poi improvvisamente inclinazione a 70 cm da poppa. Questo kink (cambio di direzione evidente) permette di avere la poppa della classica tavola wave radicale, ma nella zona tra la strap posteriore e quella anteriore, esattamente quasi a metà, hai la possibilità di scegliere come vuoi condurre la tavola. Se hai bisogno di condurre la tavola maggiormente con la gamba anteriore e quindi di appoggiare il rail sull’acqua per carvare spingendo molto, allora puoi utilizzare lo stile professionale ovvero front foot spingendo con tutta la tua forza. Se invece sei meno bravo puoi appoggiarti sul piede posteriore utilizzando una tavola molto più piccola per fare una curva meno marcata e con meno velocità. Alla fine in tutti e due i casi fai comunque waveriding ma con stili diversi e questo shape dei nuovi Wave Cult permette di rendere felici sia i rider bravi come John (Skye) e Andrea (Rosati) con una tavola veloce e efficiente anche quando c’è il vento da mare, sia coloro che fanno meno windsurf e vanno a divertirsi sulle onde e hanno bisogno di una tavola che giri più sul piede posteriore e sostanzialmente con meno velocità.
E per quanto riguarda la configurazione delle pinne dei prossimi Wave Cult?
Sicuramente i nuovi Wave Cult avranno la configurazione Quad. Al momento stiamo lavorando molto con Pio Marasco di Maui Fin Company per cercare di dare al cliente un set di pinne e di scasse che gli permetta di avere una tavola sempre trimmata al 100% senza spendere dei soldi in più. Questo significa che secondo noi se hai una tavola wave Quad questa deve funzionare sia con la configurazione a 4 pinne e sia come Twinzer, per questo motivo stiamo lavorando su un nuovo tipo di pinne che si chiamano TQ (Twinzer Quad) con un outline più dritto. Le nuove pinne rispetto a quelle usate sulle tavole precedenti hanno la stessa superficie ma sviluppata con uno shape più dritto, la tavola ha così un drive leggermente inferiore, che vuol dire che ha meno tenuta ma più spinta, quindi più facilità di planata. La pinnetta sostanzialmente ha meno rake. Con questo profilo, più sottile sul tip e più proiettato in avanti, puoi aumentare la superficie e la profondità della pinna. Quindi ti permette oggi di usare un Quad con le pinne posteriori da 17 cm mentre prima dovevi usare delle 15 cm. Il Quad 85 ad esempio può essere usato con le pinne posteriori da 17 cm e quelle anteriori molto più piccole e quando lo si vuole utilizzare come Twinzer, basta togliere le pinnette anteriori continuando ad usare solo le stesse pinnete posteriori evitando l’acquisto di un set Twinzer dedicato.
L’altra grande novità è sul materiale di costruzione delle pinne che non saranno più fatte in G10, che ha senso di essere utilizzato solo per pinne da 28-29 cm in su, ma in poliestere. Questo ci permetterà di avere delle pinne con delle ottime performance e più leggere in quanto il poliestere pesa circa il 30% in meno. La tavola risulterà essere anche più leggera di qualche grammo (150 gr) grazie all’utilizzo di questo nuovo materiale per le pinnette.
Le scasse saranno Slot Box per quelle laterali e US per le centrali per il fatto che vogliamo avere il massimo delle possibilità di trimmaggio e la robustezza necessaria con un occhio di riguardo anche al peso. Non usiamo gli Slot Box anche sulle scasse posteriori perché in questo caso nell’utilizzo Twinzer si perderebbero centimetri utili per il trimmaggio, essendo le scasse Slot Box più corte rispetto a quelle US.
Su questi prototipi potete vedere anche una quinta scassa, molto più piccola e dietro alle due centrali, praticamente sulla poppa, con il sistema FCS DFS, per chi volesse usare con il Twinzer delle pinne ancora più piccole e avere un supporto di 7 cm dietro per garantire un grip maggiore. Questo sistema viene chiamato Truck in Twinzer (TT). Il sistema ti permette di avere meno effetto scodata quando vai in Cut Back, è praticamente un “rinforzino” al Twinzer ma non centra nulla con il Thruster. Quindi puoi condurre la tavola come un Twinzer rimanendo leggero sul piede posteriore, ma quando spingi per l’off the lip la terza pinnetta tiene un po’ di più. Questo sistema lo stiamo solo provando su questi prototipi e non abbiamo ancora deciso nulla se lo metteremo in produzione sui prossimi Wave Cult di serie. L’unica cosa certa è che i nuovi Wave Cult saranno dei Quad, poi vedremo se utilizzare anche questo altro sistema.
Un altro punto a favore delle pinne in poliestere è il costo mantenuto, costano meno di quelle in G10, ed il nostro obiettivo è quello di non aumentare il costo delle tavole, quindi queste pinnette sono una valida alternativa.
Quale tipo di costruzione avranno i nuovi Wave Cult?
I nuovi Wave Cult saranno solo in costruzione Limited. Questo per i primi modelli 75, 83 e 92 che arriveranno nei negozi i primi di settembre. Poi per la costruzione del 95 e 105 prenderemo una decisione più avanti.
Quanti litri bisogna avere sotto i piedi con questi nuovi Quad?
Abbiamo detto che la tendenza generale dei Quad è quella di avere una tavola con più litri. Quindi un 85 lt dovrebbe essere la tavola centrale per un ragazzo di 70-75 kg. Per esempio la tavola centrale di John (Skye) è l’83 litri. Solo 3-4 anni fa la sua tavola principale era di 10 litri in meno, circa 75, ed usava l’85 solo per condizioni di vento veramente leggero ed aveva il 70 per Pozo. Ora la tavola che usa di più è l’83 litri, usa anche molte volte il 92 ottenendo dei risultati grandiosi in termini di divertimento quando le condizioni non sono al top, mentre per Pozo usa il 75! Il mese scorso per esempio John si trovava a Maui e ha surfato ogni giorno a Ho’okipa con il 92 litri!
Lo sviluppo degli shape delle nuove tavole da surf influenza anche le tendenze delle tavole da windsurf?
Roberto Ricci: L’ispirazione più grande in assoluto per lo shaping della tavole da windsurf è il surf da onda. 3 anni fa c’è stata una vera e propria rivoluzione nel mondo delle tavole da surf, con l’introduzione di tavole SurfTech iperleggere in PVC. Il mercato e la popolazione in generale sono presto tornati a preferire la classica costruzione in Clark Foam, ma questa ventata d’aria fresca aveva innescato un processo inarrestabile, portando anche nuove idee nel business. Grazie al lavoro di alcuni professionisti impeccabili quali Rob Machado e Kelly Slater, si è tornati a lavorare più che mai sull’accessibilità e immediatezza d’utilizzo delle tavole, in qualsiasi spot con qualsiasi condizione. Fino a qualche anno fa, la maggioranza delle tavole si aggirava attorno ai 17 pollici di larghezza, mentre ora non meno di 19.5. Questo aspetto, in windsurf, significa un incremento della larghezza di almeno 6cm. È proprio questo aspetto infatti che rende la tavola accessibile, permettendo al rider di planare più facilmente e di prendere più onde. La gente vuole entrare in condizioni anche marginali e prendere sempre più onde. 12-15 nodi onshore, onde molli… non si può sempre aspettare che le condizioni siano perfette.
John Skye: Questo discorso non vale esclusivamente per i rider comuni. Anche i veri top pro del circuito mondiale di surf ASP utilizzano tutti tavole attorno ai 19 pollici, proprio per sfruttare al meglio i vantaggi enormi legati all’aumento di larghezza. In condizioni ottimali funzionano al top, ma anche in condizioni non ottimali.
Da qualche anno passi gli inverni qui a Cape Town testando e sviluppando i prodotti (windsurf, SUP e kite) che metterai poi in produzione. Quali sono le caratteristiche che ti hanno fatto scegliere il Sudafrica piuttosto che altri spot?
Roberto Ricci: Le diverse discipline del windsurf sono riconducibili singolarmente ad altri sport. Le tavole wave devono necessariamente seguire le leggi e i trend del surf da onda, per definizione. Il race e il freestyle avranno anche loro delle leggi da seguire alla lettera. Fino a quindici anni fa, quando si pensava al wavesailing, ci si limitava a spot con condizioni idilliache, come Maui o il Sudafrica. Piano piano, si è cominciato anche a surfare in Europa e nel Mediterraneo, ma, adesso più che mai, è necessario avere le tavole che ti permettano di surfare nel modo giusto. Penso che la gente e le tavole siano ancora troppo “Maui Oriented”, cioè riprendono e rivivono troppo l’impostazione hawaiiana. Bisognerebbe cambiare anche mentalità, accettando, capendo e sfruttando le condizioni del mondo reale. John è inglese ed ha girato tantissimo, quindi sa di cosa stiamo parlando.
La visione del waveriding nel Pacifico, con onde perfette e potenti, è ormai obsoleta e troppo ristretta a pochi fortunati. Ho’okipa è uno spot unico. Ma è anche un unico spot, ed è troppo restrittivo basare tutti gli shape su un’onda.
Noi infatti preferiamo venire a Cape Town in inverno per fare tutti i nostri test.
Dall’Europa ci si arriva facilmente, il fuso è praticamente identico e c’è un’enorme varietà di condizioni, proprio nel periodo in cui Maui raramente ne offre. A gennaio e febbraio a Maui rischi di prendere due mesi di pioggia… Non sto dicendo che Maui non sia un buon posto per testare le tavole, ma è troppo unico e particolare.
John Skye: L’altro giorno ho testato la 7,2 Freeride e poi sono andato in cielo con la 4.2 a Big Bay. Si passa dalle onde perfette con vento sideoff di Elands o Haakgat alle onde choppate con vento onshore nucleare di Witsands. Qui si può testare ogni singola tavola e ogni singola vela. Non parliamo poi delle 12 ore di differenza tra Maui ed Europa…
Roberto ci puoi spiegare che ruolo ha John all’interno d RRD?
Dal momento in cui è entrato a far parte del team 3 anni fa, lo abbiamo subito messo a capo della sezione di R&D delle vele. Il suo stile e la sua testa sono perfetti per lavorare al meglio sull’intero concetto di rig, portandolo a nuovi livelli. Durante i primi 2 anni ha collaborato strettamente con i velai per imparare ogni singolo dettaglio del mestiere e da quest’anno disegna lui stesso, oltre che a testarle, le vele dell’intero range, dal freeride al wave. La Four, la Move, la Vogue saranno tutte progettate e realizzate su parametri decisi dal fortissimo rider inglese. Non abbiamo la pretesa di diventare una veleria vera e propria, ma vogliamo solo offrire ai clienti RRD un rig sviluppato appositamente sulle nostre tavole, in modo da poterne esaltare ulteriormente le qualità.
Proprio per questo abbiamo scelto John. Avevamo bisogno di qualcuno che avesse il windsurf nel cuore, competente, tecnico, e che fosse disponibile a lavorare su ogni dettaglio per offrire un prodotto finale ottimo, per completare il nostro mercato di tavole. I dettagli fanno la differenza e il nostro motto è che ogni cosa è fatta a regola d’arte. Realizziamo ogni dettaglio collaborando strettamente con il nostro produttore in Cina, in modo da ottenere esattamente quello che vogliamo.
John, cosa ci puoi dire della nuova Move?
La Move è una vela completamente nuova, iniziata da zero lo scorso anno, e che punta ad essere una vera e propria vela freestyle-wave, da venir abbinata ad una tavola Freestyle-wave RRD ovviamente. Prima avevamo la Superstar, che offriva performance accettabili sia in freestyle che in wave. Con la recente estremizzazione del freestyle però, i requisiti stanno cominciando ad essere più marcati e separati rispetto a prima, in cui bastava una vela potente per planare e maneggevole. Quest’anno quindi abbiamo deciso di realizzare una vela esclusivamente dedicata al freestyle estremo, la Style Pro sui TwinTips, lasciando alla Move un utilizzo più freestyle e soprattutto wave-freemove. Le Move e le Style Pro saranno già disponibili a giugno.
Quante stecche avrà la Style Pro?
Abbiamo cominciato realizzando la 4.2 e 4.7 a 4 stecche, mentre la 5.2 a 5 stecche. Durante i test però abbiamo scoperto che la versione a 4 stecche andava molto meglio e quindi abbiamo realizzato l’intero set a 4 stecche, le cui misure sono 4.2, 4.7, 5.2 e 5.7. Così tutte le condizioni sono coperte. Parlando con i vari rider del PWA e provando il loro materiale, ho scoperto che la new school preferisce vele più piatte, in modo da agevolare il passaggio in duck sottovento per le ultime manovre estreme. È quindi necessario realizzare una vela con profilo poco marcato, potenza avanzata e boma piuttosto corto, ma che generi comunque parecchia potenza. Per il freestyle/wave, invece è l’opposto. Si cerca di avere una distribuzione più arretrata per controllare la potenza nei bottom e planare più facilmente.
Come riesci a realizzare una vela con profilo piatto ma che possa generare una buona potenza?
La soluzione numero uno è l’utilizzo delle 4 stecche. Abbiamo poi ampliato la tasca dell’albero ed eliminato il profilo troppo marcato. Così facendo, quando si cazza la vela, la zona anteriore a contatto con la tasca d’albero si riempie, generando potenza nella parte avanzata della vela, lasciando la bugna piatta e neutra. Nel momento in cui si passa sottovento alla vela, quindi, diventa completamente piatta e neutra, facilitando molto il passaggio.
Roberto ha detto prima che sono i dettagli a fare la differenza. Su quali dettagli state lavorando?
Ci siamo anche concentrati molto sui dettagli. La cucitura della balumina, per esempio, è stata rinforzata e ripiegata non a vista, in modo che, anche sfregando sulla tavola, non si indebolisca. Stiamo anche lavorando sul nuovo anello e la nuova puleggia. Abbiamo anche pensato di fare un rinforzo del piede d’albero stampato in thermoform, in rilievo, in modo che tutto il rig sembri molto futuristico e pulito. Anche la zona di bugna è stata rinforzata e resa più efficiente e moderna, rendendo la zona di tessuto più piccola e utilizzando delle strisce in EVA per evitare che il boma, toccando sulla vela, consumi il monofilm.
Abbiamo eliminato anche dei rinforzi eccessivi in zone non troppo sollecitate in modo da alleggerire l’intero rig e renderlo più maneggevole e performante.
Prototipo dopo prototipo si cerca di capire le differenze derivanti da piccoli cambiamenti, in modo da combinare più aspetti positivi possibili e da ottenere un prodotto migliore. Non basta pensarli a riva, bisogna testarli in acqua.
John, ci puoi brevemente spiegare la differenza dei vari modelli delle prossime vele RRD?
Se vuoi fare una burner one hand, prendi la Style Pro. Se invece vuoi fare bump and jump, surfare e saltare come quando sono a casa mia, allora punti sulla Move. La Vogue e la Four invece sono le nostre vele wave sideshore.
La Vogue 2013 sarà differente?
In generale la Vogue era un po’ old school, con albero piuttosto lungo e boma molto corto. Volevo riammodernarla un po’ e quindi ho deciso di ridurre la lunghezza dell’albero di 10cm, cercando però di mantenere inalterata la lunghezza ridotta del boma. Il risultato quindi è una vela molto più compatta, maneggevole e super resistente, grazie all’utilizzo di Xply nella finestra e rinforzi diffusi. Questa vela sarà disponibile verso agosto, quindi cercherò di lavorarci in modo che abbia anche un po’ più potenza, che resti comunque gestibile ed avanzata affinché sia leggerissima tra le mani ma ti permetta allo stesso tempo di spostarti senza problemi. La surfata è molto più basata sulla tavola che sulla vela, come in surf da onda.
La Four invece?
È una delle nostre vele migliori da vedere, molto pulita ed aggressiva. È la vela che utilizzo maggiormente e ne sono molto contento. La vela è molto più reattiva e diretta grazie alle 4 stecche, ma per quest’anno abbiamo cercato di renderla anche un po’ più polivalente, in modo che possa dare il meglio anche in condizioni non ideali, come Pozo e Klitmoller. Abbiamo quindi aumentato un po’ il profilo in modo che la potenza resti avanzata e l’intero rig sia sotto controllo in ogni momento. Penso che sia la scelta perfetta per le nuove tavole Quad, dove ti serve un po’ più potenza per spostarti sul picco e spaccare il lip.
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